Indice
Sei mai rimasto con la mano sospesa sopra la teca, indeciso se afferrare quel giovane boa che sibila come un bollitore? Tutti ci siamo passati. Un buon gancio ti salva da stress inutili, e regala al serpente la distanza di sicurezza di cui ha bisogno per fidarsi di te.
A che serve davvero un gancio?
Il gancio, in apparenza un bastone con una J, è l’equivalente del braccio di ferro di un domatore da circo. Ti permette di sollevare il corpo del serpente, sostenerne il peso senza pizzicarlo e guidarlo fuori dal terrario con movimenti fluidi. Così riduci al minimo i morsi difensivi e, cosa spesso ignorata, proteggi anche la colonna dell’animale: le spire si appoggiano sul metallo arrotondato invece di restare in tensione sulle tue dita. Ecco perché il gancio non è uno sfizio da collezionista ma un attrezzo di base, soprattutto se allevi colubridi veloci o pitoni con molto carattere.
Tipi di gancio: trova il partner giusto per ogni serpente
Acciaio inox, il classico intramontabile
Robusto, facile da disinfettare e, se ben lucido, quasi indistruttibile. I modelli telescopici da 66 cm con portata fino a 900 g, costano attorno a 12 €: perfetti per serpenti giovani o specie piccole che non superano il chilo. Se punti alla lunghezza, trovi modelli 100 cm si ferma anchea 10 €.
Alluminio aeronautico, il peso piuma
L’alluminio riduce l’affaticamento del polso quando maneggi serpenti arboricoli che amano avvolgersi e tirare. È leggero ma teme i colpi secchi: se lo infili maldestramente tra rocce e radici può ammaccarsi. Detto questo, per un’uscita in estate, quando il sole picchia e ogni grammo conta, un hook in alluminio è come una racchetta di carbonio per un tennista: fa la differenza.
Titanio professionale, la spada laser degli herper
Qui entri nel territorio dei ganci professionali. Il Midwest Professional Snake Hook da 45″ in titanio pesa meno di 350 g ma regge specimen oltre i 3 kg; costa circa 65 €. Non arrugginisce, non piega, non vibra. Se pensi di crescere con l’hobby — oppure lavori in recupero fauna — vale l’investimento.
Ultimo aggiornamento 2026-02-14 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API
Lunghezza e bilanciamento: centimetri che contano
Ti sarà capitato di vedere un allevatore con un gancio lungo come una canna da pesca: scenografico, ma se il serpente pesa 200 g diventa ingovernabile. In linea di massima:
- sotto i 70 cm: controllo di sauri e serpenti piccoli in spazi ristretti
- 70-100 cm: la “taglia universale” per la maggior parte dei boa adulti e pitoni reali
- oltre 100 cm: sicurezza extra con colubridi reattivi o serpenti nervosi.
Detto questo, più l’asta si allunga, più la punta perde sensibilità. Il segreto è il bilanciamento: impugna il gancio a un terzo della lunghezza totale, come se fosse una leva da altalena. Se la testa ricade giù da sola, è troppo pesante; se sobbalza all’indietro, sarà faticoso sorreggere il serpente.
Impugnatura e rivestimento: quando il comfort fa la differenza
Una mano sudata che scivola sull’alluminio lucido può trasformare un semplice transfer in un rodeo. Scegli grip in gomma zigrinata o neoprene, resistenti ai disinfettanti. Alcuni modelli di fascia media montano un’impugnatura antiscivolo simile a quella delle mazze da golf. Un dettaglio? Certo, ma durante una muta nervosa ringrazierai.
Per gli esemplari più delicati esistono punte rivestite in PVC termoretraibile: riducono il rischio di abrasioni ventrali e, in più, attenuano il tintinnio metallico che potrebbe spaventare un serpente timido. Non è obbligatorio, ma se allevi Morelia viridis abituati al silenzio della foresta indonesiana, la punta rivestita diventa quasi un biglietto da visita.
Quando e come usarlo: tecnica di base
Immagina il gancio come un cucchiaio che sorregge il 40 % del peso, mentre l’altra mano gestisce il resto del corpo (sempre con calma, mai afferrare la coda). Avvicina lentamente la punta al terzo anteriore del serpente e solleva di pochi centimetri. Lascia che l’animale strisci da solo sulla barra: il movimento volontario riduce l’ansia e previene strattoni. Se il soggetto è aggressivo, mantieni la testa orientata lontano dal tuo avambraccio e usa il gancio per guidarla, non per bloccarla.
Errori comuni da evitare
- Agganciare troppo vicino alla testa: il serpente percepisce costrizione e si irrigidisce, pronto a colpire.
- Ruotare il polso: il corpo rotola e rischia di cadere, specie nei colubridi sottili.
- Usare un gancio troppo corto con esemplari grossi: riduci la distanza di sicurezza e sforzi la schiena.
Tre sviste banali, ma fin troppo frequenti nei video social. Una volta ho visto un amico tentare di tirare fuori un pitone molurus con un gancio da 60 cm: gli è girato attorno al braccio come un bracciale vivente e addio scioltezza. Morale? Misura prima, agisci poi.
Manutenzione: il gancio va coccolato
Un colpo di alcol isopropilico al 70 % dopo ogni sessione basta per disinfettare. Se lavori in esterno con terra argillosa, passa carta vetrata finissima una volta al mese per eliminare eventuali punti ossidati. Ecco perché investire in titanio o acciaio di qualità diventa un’assicurazione: meno manutenzione, più anni di servizio. Ricorda di controllare la vite di bloccaggio nei modelli telescopici; un bullone allentato può far richiudere l’asta sulla mano proprio quando il serpente decide di “testare” la tua pazienza.
Domande ricorrenti fra allevatori
Serve davvero il gancio con un serpente del grano docile?
Sì, perché la docilità non è costante: muta, fame o odori esterni possono cambiarne l’umore in un attimo.
Meglio telescopico o fisso?
Telescopico per il terrario domestico dove lo spazio è prezioso; fisso per chi viaggia spesso in natura e vuole massima robustezza.
Posso usare lo stesso gancio per serpenti e lucertole?
Tecnicamente sì, ma la curvatura potrebbe risultare scomoda per i sauri. Meglio dedicare un attrezzo a specie diverse: costano poco, eviti contaminazioni incrociate.
Conclusioni
Scegliere il gancio giusto non è una formalità; è un gesto di rispetto verso l’animale e, diciamolo, una garanzia per la tua pelle. Valuta il peso del serpente, la tua forza di polso, l’ambiente in cui operi e, ultimo ma non meno importante, il budget a disposizione.